
Ho pensato che raccontare la mia storia potesse dare un senso anche a chi come me nel corso della vita intraprende scelte a volte imprevedibili. Sono un’ostetrica che ha iniziato la sua vita professionale negli anni Ottanta in un piccolo ospedale del territorio. Una vera isola felice dove la gestante era veramente al centro dell’attenzione di noi sanitari. La presa in carico si fondava su una relazione prettamente umana, fatta di ascolto e di assistenza continua precisa verso la partoriente dove anche la parte burocratica si limitava alla compilazione della cartella a penna. Pochi strumenti per il monitoraggio delle fasi del parto. Il ginecologo, durante i turni di notte, era reperibile a casa e nei casi di urgenza qualche minuto non bastava per raggiungere la struttura ospedaliera, mentre pochi minuti bastavano a noi ostetriche per perdere mamma e bimbo. Non voglio fare allarmismo visto che in quella isola felice, nonostante tutto, abbiamo raggiunto ottimi risultati di benessere materno e fetale, confermati anche dall’ opinione pubblica che si è battuta perché questa struttura restasse. Ho affrontato questi primi anni di vita lavorativa con lo spirito e la consapevolezza che l’evento è, nella maggior parte dei casi, fisiologico e per i casi in cui si presentavano delle complicanze, ero preparata adeguatamente. In qualche caso, sono sincera, mi sono affidata anche al buon Dio.
Come ogni bella realtà ad un certo punto per scelte politiche, la struttura è stata soppressa e così il personale trasferito in altre. Il cambiamento non è stato proprio indolore. Una complessità legata anche al numero di parti ben più alto rispetto a quanto ero abituata e in aggiunta, poco dopo, l’ingresso dei sistemi operativi informatici che hanno letteralmente stravolto tutto il sistema della presa in carico della gestante. Non voglio cadere in un racconto nostalgico, dico solo che quanto ho vissuto può solo restare lì in quell’angolo della memoria, non può più ritornare. Pensare ai tempi passati come migliori non porta a nulla, perché è nella complessità che bisogna stare per crescere, proprio come il surfista sta sulla cresta dell’onda evitando la zona dove il mare è più calmo e la zona dove l’onda si infrange.
Così negli anni che seguirono ho affrontato la nascita e tutto il mondo della maternità e tutte le implicazioni psicologiche che la coppia porta al momento della nascita di un figlio: tante sono state le ore di attesa e di contenimento di quel dolore tanto demonizzato dalla cultura. Tutto passa attraverso quel dolore, è il dolore che aiuta, che fa capire e che fa crescere.
Diversi anni fa, ricordo molto bene il momento, vengo contattata per una collaborazione con il “Consultorio familiare socio educativo”. Con trepidazione e curiosità sono entrata a far parte di questo gruppo di professionisti che dedicano parte del loro tempo a rispondere a coloro che presentano delle criticità. La mia collaborazione si inserisce nel progetto di affettività come progetto per le scuole primarie. Oggi si parla tanto di questo argomento e il tema emergente sta proprio nella difficoltà dei ragazzi con il mondo delle emozioni. Affronto con questi ragazzi la conoscenza del proprio corpo e nel particolare degli organi riproduttivi femminili e maschili. Inizialmente mi sono affidata alla mia esperienza personale, ossia come io stessa lo abbia insegnato ai miei figli. Con naturalezza e delicatezza nell’uso delle parole affronto anche la spiegazione del concepimento come evento magico e supremo della vita. La conferma del mio operato viene dai ragazzi stessi che con attenzione e curiosità seguono questi argomenti desiderosi di avere tutte le informazioni. È stata ed è tuttora una attività che svolgo con gran piacere, consapevole che per questi ragazzi e per i loro genitori è una preziosa opportunità. Approfitto anche per riconoscere un’ottima collaborazione con le psicologhe che seguono questo progetto e con le quali ci si confronta ogni volta che si presenti la necessità. Sono convinta che questo progetto offra ai ragazzi una risorsa importante per questo delicato momento di crescita.
Confido in una sempre maggiore sensibilizzazione a questo tema, anche a livello politico, partendo dal fatto che solo la corretta e adeguata informazione può proteggere i ragazzi dalle innumerevoli insidie del mondo web.
ELDA BERNARDI – Ostetrica

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