Nell’ultimo periodo, in seguito ad una proposta politica, in diverse realtà italiane, si sta diffondendo una crescente preoccupazione per il rischio di eliminazione dei progetti dedicati all’affettività e alla sessualità nelle scuole. Una scelta che, se confermata, potrebbe rappresentare un passo indietro sul piano educativo, culturale e sociale. Si rischia un vuoto educativo importante
I percorsi di educazione affettiva e sessuale, infatti, non sono semplici lezioni “di biologia” o momenti marginali nei programmi scolastici. Sono spazi di crescita, confronto e ascolto, dove bambini e ragazzi imparano a conoscere sé stessi, a rispettare gli altri e a costruire relazioni sane e consapevoli. Eliminare o ridurre questi progetti significa lasciare quindi un vuoto educativo, in cui i giovani rischiano di formarsi attraverso informazioni frammentarie, spesso errate, provenienti da internet o dai coetanei. È giusto e necessario che i genitori siano coinvolti in queste scelte. Il loro consenso e la loro partecipazione sono fondamentali per creare un’alleanza educativa tra scuola e famiglia. Tuttavia, coinvolgere non deve significare bloccare o censurare. Educare all’affettività e alla sessualità non significa sostituirsi alle famiglie, ma offrire strumenti condivisi per affrontare temi complessi con competenza, rispetto e sensibilità.
- Un bisogno di approfondimento, non di chiusura
La società di oggi è attraversata da cambiamenti profondi: nuove forme di comunicazione, identità in evoluzione, modelli di relazione sempre più fluidi. In questo contesto, privare i giovani di momenti di formazione mirata sarebbe come lasciarli senza bussola in un mare in tempesta. Serve invece un approfondimento serio, interdisciplinare e aggiornato, capace di affrontare le tematiche dell’affettività, del corpo, del consenso, della diversità e del rispetto in modo adeguato all’età e ai contesti. Educare è aprire, non chiudere!
La vera educazione non teme le domande, ma le accoglie. Non censura, ma accompagna. Non impone, ma offre chiavi di lettura. Rinunciare ai progetti di educazione all’affettività e alla sessualità significherebbe chiudere porte che invece dovremmo aprire, soprattutto in un tempo in cui i giovani chiedono ascolto, orientamento e autenticità. Educare all’affettività e alla sessualità non è un rischio, ma una necessità sociale e culturale. È un investimento sul futuro di una generazione più consapevole, rispettosa e libera. Ci auguriamo che questa ‘provocatoria’ proposta rimanga tale… una provocazione… e che possa però fungere da stimolo per i nostri legislatori affinché investano maggiori risorse in questi preziosi progetti educativi.
Dottoressa Annalisa Brino – coordinatrice del Consultorio Familiare “Centro per la Famiglia”

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