AI Quests: il gioco di Google che insegna l'intelligenza artificiale ai ...

SE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE DIVENTA IL MIGLIOR AMICO DEI NOSTRI RAGAZZI

AI Quests: il gioco di Google che insegna l'intelligenza artificiale ai ...

Parto dalla narrazione che ho raccolto da una mamma: “Qualche sera fa osservavo mio figlio, sedici anni e lo sguardo fisso sullo smartphone. Non stava scorrendo i soliti video frenetici; stava scrivendo. Lunghe frasi, pause di riflessione, poi un sorriso amaro davanti a una risposta che appariva sullo schermo. Quando gli ho chiesto a chi stesse scrivendo la risposta mi ha spiazzata: A nessuno, mamma. È solo l’intelligenza artificiale.”.

I dati parlano chiaro: per un numero sempre crescente di adolescenti l’IA non è più solo uno strumento da cui farsi scrivere la ricerca di storia, ma un confidente, un consigliere, un porto sicuro dove sfogarsi dopo una giornata storta.

Davanti a questo scenario, spesso la prima reazione degli adulti è di preoccupazione, panico, o stizza. Ci spaventano le conseguenze, ci preoccupa questo mondo digitale che non conosciamo, ci sentiamo spodestati da un algoritmo.  La tentazione è quella di proibire, di etichettare questa novità come “alienante” o “pericolosa”. Ma, proprio come davanti a una modifica della viabilità che ci mette in difficoltà perché impedisce il nostro usuale itinerario, inveire e pontificare su come “sarebbe giusto fare le cose”, a poco serve e di sicuro non aiuta a trovare il percorso alternativo.

Prima di giudicare, di condannare, di proibire, avremmo bisogno di capire. Perché accade? Cosa trovano i ragazzi in una chat che non trovano in noi?

La risposta è disarmante nella sua semplicità: l’intelligenza artificiale offre un ascolto non giudicante. Non sospira se prendi un brutto voto, non alza gli occhi al cielo se ti senti insicuro, non ha fretta di darti la soluzione pronta per risolvere il problema. È una presenza che accoglie tutto, senza preconcetti, disponibile h24. In un mondo che chiede loro di essere sempre “performanti”, l’IA è l’unica che non chiede nulla in cambio.

Perciò, se vogliamo che i nostri ragazzi tornino a preferire il calore di una relazione vera alla fredda perfezione di un software, la strada non può essere il divieto, ma la riscoperta della qualità dello stare insieme.

Per “vincere” contro un algoritmo, la sfida è offrire loro ciò che l’IA imita, ma non potrà mai possedere veramente:

  • L’ascolto empatico: quello che sa stare nel silenzio, che non giudica l’errore ma accoglie la fatica;
  • La vulnerabilità condivisa: un’intelligenza artificiale non sbaglia mai. Noi sì. Ed è proprio nelle nostre crepe che i ragazzi possono rispecchiarsi e sentirsi meno soli;
  • Lo sguardo che vede oltre: l’IA elabora dati, noi possiamo vedere l’anima, che significa tornare a guardare i nostri figli come persone intere, non come problemi da risolvere o progetti da completare.

Ogni cambiamento, anche quello che ci spaventa di più, è un’occasione per rivedere le nostre mappe mentali. Se l’IA sta diventando il loro “miglior amico”, forse è perché noi adulti fatichiamo ad essere interlocutori credibili e presenti, troppo presi dalla frenesia quotidiana, troppo spesso focalizzati sul giudicare e correggere.

Possiamo però imparare a orientarci in questa nuova viabilità emotiva. Possiamo decidere di essere noi quel luogo accogliente e sicuro dove non serve essere perfetti per essere amati.

Forse, dopo qualche “giro a vuoto” e un po’ di naturale disorientamento, scopriremo che questa sfida tecnologica ci ha costretti a fare una cosa meravigliosa: imparare di nuovo ad ascoltare davvero. E allora, la strada del ritorno verso una relazione autentica sarà molto più bella di quella che avevamo lasciato.

Dott.ssa Camerin Michela

CENTRO PER LA FAMIGLIA CONSULTORIO A PORTE APERTE

 

Uno spazio per incontrarsi, condividere e conoscersi

Apriamo le porte del nostro Consultorio per accoglierti in un clima di ascolto, rispetto e fiducia: che tu stia affrontando un momento di difficoltà, che tu voglia approfondire un tema familiare o semplicemente conoscere la nostra realtà, questa giornata è pensata per te.

A partire dalle ore 15.00 ecco le varie attività:

SPAZIO ASCOLTO per adulti

Un’occasione preziosa per fermarsi e parlare con i nostri professionisti: offriremo colloqui individuali o di coppia gratuiti e anonimi in uno spazio protetto dove le tue domande trovano voce.

LABORATORIO EMOZIONI per bambini

Un’attività esperienziale per dare un nome e un colore a ciò che sentiamo attraverso il gioco, l’arte o la narrazione: esploreremo il mondo delle emozioni in modo leggero e coinvolgente.

Alle ore 16.00 la CONFERENZA: “Due cuori, un progetto: dalla fertilità alla fecondità

Un momento di confronto aperto al pubblico per riflettere insieme sul percorso che porta una coppia dal desiderio di un figlio alla realizzazione di una gravidanza: gli esperti guideranno l’incontro offrendo spunti concreti e rispondendo alle domande dei partecipanti

Per maggiori informazioni è possibile contattare la segreteria del Consultorio al n. 0438/32053 o alla mail consultoriocpf@alice.it

BUONA PASQUA

Cari utenti, in occasione della Pasqua volevamo farvi arrivare un pensiero speciale. Grazie per la fiducia che ci donate ogni giorno. Vi auguriamo momenti di pace e affetto, nel rispetto dei vostri tempi e delle vostre storie. Buona Pasqua.
Le operatrici e gli operatori del Consultorio.

UNA STORIA TRA LE STORIE

Ho pensato che raccontare la mia storia potesse dare un senso anche a chi come me nel corso della vita intraprende scelte a volte imprevedibili. Sono un’ostetrica che ha iniziato la sua vita professionale negli anni Ottanta in un piccolo ospedale del territorio. Una vera isola felice dove la gestante era veramente al centro dell’attenzione di noi sanitari. La presa in carico si fondava su una relazione prettamente umana, fatta di ascolto e di assistenza continua precisa verso la partoriente dove anche la parte burocratica si limitava alla compilazione della cartella a penna. Pochi strumenti per il monitoraggio delle fasi del parto. Il ginecologo, durante i turni di notte, era reperibile a casa e nei casi di urgenza qualche minuto non bastava per raggiungere la struttura ospedaliera, mentre pochi minuti bastavano a noi ostetriche per perdere mamma e bimbo. Non voglio fare allarmismo visto che in quella isola felice, nonostante tutto, abbiamo raggiunto ottimi risultati di benessere materno e fetale, confermati anche dall’ opinione pubblica che si è battuta perché questa struttura restasse. Ho affrontato questi primi anni di vita lavorativa con lo spirito e la consapevolezza che l’evento è, nella maggior parte dei casi, fisiologico e per i casi in cui si presentavano delle complicanze, ero preparata adeguatamente. In qualche caso, sono sincera, mi sono affidata anche al buon Dio.

Come ogni bella realtà ad un certo punto per scelte politiche, la struttura è stata soppressa e così il personale trasferito in altre. Il cambiamento non è stato proprio indolore. Una complessità legata anche al numero di parti ben più alto rispetto a quanto ero abituata e in aggiunta, poco dopo, l’ingresso dei sistemi operativi informatici che hanno letteralmente stravolto tutto il sistema della presa in carico della gestante. Non voglio cadere in un racconto nostalgico, dico solo che quanto ho vissuto può solo restare lì in quell’angolo della memoria, non può più ritornare. Pensare ai tempi passati come migliori non porta a nulla, perché è nella complessità che bisogna stare per crescere, proprio come il surfista sta sulla cresta dell’onda evitando la zona dove il mare è più calmo e la zona dove l’onda si infrange.

Così negli anni che seguirono ho affrontato la nascita e tutto il mondo della maternità e tutte le implicazioni psicologiche che la coppia porta al momento della nascita di un figlio: tante sono state le ore di attesa e di contenimento di quel dolore tanto demonizzato dalla cultura. Tutto passa attraverso quel dolore, è il dolore che aiuta, che fa capire e che fa crescere.

Diversi anni fa, ricordo molto bene il momento, vengo contattata per una collaborazione con il “Consultorio familiare socio educativo”. Con trepidazione e curiosità sono entrata a far parte di questo gruppo di professionisti che dedicano parte del loro tempo a rispondere a coloro che presentano delle criticità. La mia collaborazione si inserisce nel progetto di affettività come progetto per le scuole primarie. Oggi si parla tanto di questo argomento e il tema emergente sta proprio nella difficoltà dei ragazzi con il mondo delle emozioni. Affronto con questi ragazzi la conoscenza del proprio corpo e nel particolare degli organi riproduttivi femminili e maschili. Inizialmente mi sono affidata alla mia esperienza personale, ossia come io stessa lo abbia insegnato ai miei figli. Con naturalezza e delicatezza nell’uso delle parole affronto anche la spiegazione del concepimento come evento magico e supremo della vita. La conferma del mio operato viene dai ragazzi stessi che con attenzione e curiosità seguono questi argomenti desiderosi di avere tutte le informazioni. È stata ed è tuttora una attività che svolgo con gran piacere, consapevole che per questi ragazzi e per i loro genitori è una preziosa opportunità. Approfitto anche per riconoscere un’ottima collaborazione con le psicologhe che seguono questo progetto e con le quali ci si confronta ogni volta che si presenti la necessità. Sono convinta che questo progetto offra ai ragazzi una risorsa importante per questo delicato momento di crescita.

Confido in una sempre maggiore sensibilizzazione a questo tema, anche a livello politico, partendo dal fatto che solo la corretta e adeguata informazione può proteggere i ragazzi dalle innumerevoli insidie del mondo web.

 

ELDA BERNARDI – Ostetrica

IL CONSULTORIO FAMILIARE ACCANTO ALLE FAMIGLIE NELLA SFIDA QUOTIDIANA TRA FAMIGLIA E LAVORO

Il Consultorio familiare accanto alle famiglie nella sfida quotidiana tra famiglia e lavoro

Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza del problema denatalità: l’Italia si trova di fronte a una delle sfide demografiche più preoccupanti d’Europa. I dati ISTAT ci raccontano di un Paese che ogni anno registra nuovi minimi storici di nascite, con un indice di fecondità tra i più bassi al mondo. Meno figli significano, nel lungo periodo, meno lavoratori, meno contributi per il welfare e un sistema sociale ed economico sempre più fragile.

Dietro ai numeri, però, ci sono storie di famiglie che faticano a trovare equilibrio tra lavoro, figli e vita quotidiana. La difficoltà nel conciliare i tempi di vita e di lavoro rappresenta oggi uno dei principali ostacoli alla scelta di diventare genitori.

Molte giovani coppie rinviano o rinunciano al progetto di avere figli perché non trovano condizioni adeguate: orari di lavoro poco flessibili, costi elevati per l’assistenza all’infanzia, carenza di servizi e una cultura del lavoro che, ancora troppo spesso, penalizza chi sceglie di costruire una famiglia.

E quando nasce un bambino?

Le famiglie sono spesso strette tra ritmi di lavoro intensi, costi crescenti e una gestione della vita quotidiana complessa. Ma il buon senso, ed esempi virtuosi di altri Paesi europei, confermano che, dove le famiglie stanno bene, nascono più bambini, si rafforza la coesione sociale e cresce la fiducia nel futuro.

Nel nostro “Centro per la Famiglia” incontriamo spesso genitori che vivono la difficoltà quotidiana di gestire tempi, energie e aspettative. Nella estenuante ricerca di equilibrio tra compiti di cura e doveri lavorativi patiscono uno stato di stress che va ad alimentare le difficoltà comunicative, il confronto educativo e il conflitto nella coppia.

In questo scenario il Consultorio Familiare rappresenta un punto di riferimento prezioso: è uno spazio di ascolto, sostegno e orientamento per chi ogni giorno si confronta con le sfide della genitorialità.

Noi operatori crediamo che il benessere delle famiglie sia il cuore del benessere della nostra comunità, nessun genitore dovrebbe sentirsi solo nel difficile equilibrio tra lavoro, cura e vita quotidiana, quindi nel nostro servizio vogliamo essere accanto ai genitori per accompagnarli nel trovare soluzioni concrete, nel gestire le pressioni emotive e nel rafforzare le risorse personali e relazionali.

Ma come dice un proverbio africano secondo cui “per crescere un bambino occorre un villaggio intero”, così anche per rimettere la famiglia al centro della società occorre un cambiamento culturale generale: promuovere politiche di conciliazione famiglia – lavoro che rendano compatibili i tempi del lavoro con quelli della cura e valorizzare una organizzazione del lavoro flessibile che renda inclusivo il contesto, dove la genitorialità non sia penalizzata ma, anzi, valorizzata, dove nessuno debba mai scegliere tra famiglia e lavoro rinunciando a una o all’altra dimensione fondamentale per la propria realizzazione.

In questa prospettiva si inserisce anche il nuovo Piano per la Famiglia 2025 – 2027, promosso a livello nazionale, che mira a sostenere in modo più strutturato la genitorialità e a invertire il trend della denatalità.

L’obiettivo del Piano è duplice: da un lato, offrire alle famiglie un sostegno economico e servizi più stabili e strutturati, tra cui i Consultori Familiari; dall’altro, promuovere politiche di conciliazione che rendano compatibili i tempi del lavoro con quelli della cura.

Le linee sono tracciate ma in attesa di vederne i frutti ecco alcuni consigli pratici per i genitori, per un equilibrio possibile:

  • Chiedere aiuto senza sentirsi in colpa: condividere le fatiche con il partner, con la rete familiare o con i servizi del territorio è un segno di forza, non di debolezza.
  • Organizzare tempi e priorità, accettando che non tutto possa essere perfetto: il benessere familiare nasce anche da una sana imperfezione.
  • Coltivare il dialogo nella coppia, per condividere responsabilità e decisioni legate ai figli e alla gestione domestica.
  • Ritrovare momenti di cura per sé, perché solo un genitore che sta bene può trasmettere serenità ai propri figli.
  • Cercare sostegno nel Consultorio Familiare, spazio prezioso di ascolto, confronto e orientamento…la nostra porta è sempre aperta!

Elisa Rivaben – Psicologa

 

 

Educare all’affettività e alla sessualità: un valore da proteggere

Nell’ultimo periodo, in seguito ad una proposta politica, in diverse realtà italiane, si sta diffondendo una crescente preoccupazione per il rischio di eliminazione dei progetti dedicati all’affettività e alla sessualità nelle scuole. Una scelta che, se confermata, potrebbe rappresentare un passo indietro sul piano educativo, culturale e sociale. Si rischia un vuoto educativo importante

I percorsi di educazione affettiva e sessuale, infatti, non sono semplici lezioni “di biologia” o momenti marginali nei programmi scolastici. Sono spazi di crescita, confronto e ascolto, dove bambini e ragazzi imparano a conoscere sé stessi, a rispettare gli altri e a costruire relazioni sane e consapevoli. Eliminare o ridurre questi progetti significa lasciare quindi un vuoto educativo, in cui i giovani rischiano di formarsi attraverso informazioni frammentarie, spesso errate, provenienti da internet o dai coetanei. È giusto e necessario che i genitori siano coinvolti in queste scelte. Il loro consenso e la loro partecipazione sono fondamentali per creare un’alleanza educativa tra scuola e famiglia. Tuttavia, coinvolgere non deve significare bloccare o censurare. Educare all’affettività e alla sessualità non significa sostituirsi alle famiglie, ma offrire strumenti condivisi per affrontare temi complessi con competenza, rispetto e sensibilità.

  • Un bisogno di approfondimento, non di chiusura

La società di oggi è attraversata da cambiamenti profondi: nuove forme di comunicazione, identità in evoluzione, modelli di relazione sempre più fluidi. In questo contesto, privare i giovani di momenti di formazione mirata sarebbe come lasciarli senza bussola in un mare in tempesta. Serve invece un approfondimento serio, interdisciplinare e aggiornato, capace di affrontare le tematiche dell’affettività, del corpo, del consenso, della diversità e del rispetto in modo adeguato all’età e ai contesti. Educare è aprire, non chiudere!

La vera educazione non teme le domande, ma le accoglie. Non censura, ma accompagna. Non impone, ma offre chiavi di lettura. Rinunciare ai progetti di educazione all’affettività e alla sessualità significherebbe chiudere porte che invece dovremmo aprire, soprattutto in un tempo in cui i giovani chiedono ascolto, orientamento e autenticità. Educare all’affettività e alla sessualità non è un rischio, ma una necessità sociale e culturale. È un investimento sul futuro di una generazione più consapevole, rispettosa e libera. Ci auguriamo che questa ‘provocatoria’ proposta rimanga tale… una provocazione… e che possa però fungere da stimolo per i nostri legislatori affinché investano maggiori risorse in questi preziosi progetti educativi.

Dottoressa Annalisa Brino – coordinatrice del Consultorio Familiare “Centro per la Famiglia”

Festa delle Associazioni a Conegliano

 

 

Domenica 7 settembre il Consultorio familiare “Centro per la Famiglia” sarà presente alla FESTA DELLE ASSOCIAZIONI a Conegliano.

Vi aspettiamo con interessanti sorprese!!!

Anche quest’anno un’avventura per tutte le età: EsploriAmo Conegliano! 

Trova gli indizi, completa le sfide e conquista lo stemma dell’esploratore per vincere i premi in palio.

La partecipazione alla sfida è gratuita.

Iscrizioni e informazioni su https://bit.ly/esploriamoconegliano

 

 

 

 

VIVERE LA FERTILITA’ a PIEVE DI SOLIGO presso l’Oratorio della Parrocchia

Vivere la fertilità

SABATO 5 APRILE ORE 16.30

ANCORA APERTE LE ADESIONI PER L’INCONTRO DEDICATO ALLA CONOSCENZA DEL CORPO FEMMINILE, DELLA FERTILITA’ E DEI SUOI RITMI 

Ultimo dei tre incontri svolti sul territorio per una proposta che si rivolge a tutte le donne per conoscersi di più, alle coppie per vivere nel dialogo, nel rispetto reciproco e nella gioia e per chi desidera un figlio.

Per maggior informazioni consultare il volantino premendo il link sopra o telefonare al numero 0438/32053.